{"id":20779,"date":"2019-04-09T17:49:14","date_gmt":"2019-04-09T14:49:14","guid":{"rendered":"https:\/\/adcmemorial.org\/?p=20779"},"modified":"2023-01-18T12:21:47","modified_gmt":"2023-01-18T09:21:47","slug":"east-journal-non-e-un-lavoro-per-donne-le-professioni-proibite-nellex-unione-sovietica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/news\/publications-about-us\/media-about-us\/east-journal-non-e-un-lavoro-per-donne-le-professioni-proibite-nellex-unione-sovietica\/","title":{"rendered":"East Journal: \u201cNon \u00e8 un lavoro per donne\u201d: le professioni proibite nell\u2019ex Unione Sovietica"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/96872\">East Journal<\/a>: by <span class=\"post-meta-author\"><i class=\"fa fa-user\"><\/i><a title=\"\" href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/author\/laura-luciani\">Laura Luciani <\/a><\/span><br \/>\n<\/strong><br \/>\nDopo anni passati a studiare da ufficiale di rotta, con l\u2019obiettivo finale di diventare capitano, nel 2012 <strong>Svetlana Medvedeva, abitante della citt\u00e0 di Samara<\/strong>, aveva trovato il lavoro dei suoi sogni: una compagnia di navigazione privata l\u2019aveva selezionata per essere al timone di un\u2019imbarcazione commerciale. Pochi giorni dopo averle comunicato la buona notizia, la compagnia aveva per\u00f2 ritirato l\u2019offerta di lavoro, spiegando a Svetlana che <strong>la sua assunzione come timoniere avrebbe infranto l\u2019articolo 253 del Codice del lavoro della Federazione Russa<\/strong> e la normativa nazionale numero 162, che comprende <strong>una lista di professioni proibite<\/strong> (o soggette a restrizioni) per le donne. Svetlana Medvedeva era letteralmente caduta dalle nuvole: in molti le avevano detto che quello di timoniere era considerato un lavoro \u201cda uomo\u201d, ma nessuno l\u2019aveva avvisata dell\u2019esistenza di <strong>restrizioni legali<\/strong> che le avrebbero impedito, in quanto donna, di svolgere tale professione.<\/p>\n<p>Dopo oltre quattro anni di battaglie legali portate avanti sia a livello nazionale che internazionale, nel febbraio 2016 il <strong>Comitato dell\u2019Onu per l\u2019eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne<\/strong> ha riconosciuto che Svetlana Medvedeva era stata oggetto di discriminazione di genere. Secondo il Comitato, la legislazione russa le avrebbe vietato \u201cdi guadagnarsi da vivere attraverso la professione per cui aveva studiato\u201d, nonch\u00e9 negato il diritto di \u201cavere le stesse opportunit\u00e0 professionali degli uomini e la stessa libert\u00e0 di scegliere il proprio lavoro\u201d.<\/p>\n<p>Quella di Svetlana Medvedeva \u00e8 stata <a href=\"https:\/\/www.themoscowtimes.com\/2017\/09\/20\/captain-svetlana-medvedeva-paved-way-for-russian-women-to-enter-mens-professions-a58973\">una vittoria giudiziaria<\/a> storica su una forma di <strong>discriminazione nei confronti delle donne tanto radicata quanto sconosciuta al pubblico<\/strong> \u2013 non solo in Europa occidentale, ma anche in quei paesi dell\u2019ex Unione Sovietica in cui le \u201cliste delle professioni proibite\u201d alle donne sono ancora una realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Le liste delle professioni proibite<\/strong><\/p>\n<p>Le liste delle professioni proibite fecero la loro apparizione nel <strong>Codice del lavoro dell\u2019Unione Sovietica<\/strong> gi\u00e0 negli anni trenta e vennero in seguito aggiornate negli anni settanta. Dal 1991 in poi, dopo la fine dell\u2019URSS, quasi tutte le repubbliche indipendenti adottarono dei nuovi codici del lavoro, copiandovi per\u00f2 queste norme. Come spiega<strong> Stefania Kulaeva, direttrice dell\u2019Anti-Discrimination Centre (ADC) Memorial<\/strong> <a href=\"https:\/\/rbe.it\/2019\/03\/14\/s01e21-donne-diritti-negati-a-est\/\">intervistata<\/a> da <em>Kiosk<\/em>, l\u2019idea che sta dietro a queste restrizioni risale all\u2019epoca della <strong>rivoluzione industriale<\/strong> \u2013 un periodo in cui le condizioni di lavoro erano spesso estremamente nocive e pesanti per le donne, che lavoravano anche durante la gravidanza. I sindacati avevano quindi lottato per ottenere delle <strong>restrizioni sul lavoro femminile in situazioni di rischio per la salute riproduttiva<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cDa allora, per\u00f2, \u2013 continua Stefania Kulaeva \u2013 <strong>sono cambiate le condizioni di lavoro, \u00e8 cambiata la societ\u00e0 e le idee legate ai ruoli di genere<\/strong>. Se cent\u2019anni fa una donna sposata che lavorava in fabbrica poteva avere una gravidanza quasi una volta all\u2019anno, oggi le donne possono avere una gravidanza una volta nella vita, o magari non vogliono affatto avere figli. Cos\u00ec questi divieti sono stati soppressi in molti paesi europei per una questione di inutilit\u00e0, ma anche di ingiustizia. <strong>Nei paesi in cui sopravvivono, questi divieti sono fondati sulla pura discriminazione<\/strong>, che \u00e8 racchiusa in primo luogo nell\u2019idea che la donna debba fare figli, o che debba restare a casa per occuparsi dei figli dopo la gravidanza. Il progresso tecnico ha inoltre reso alcuni lavori, come la guida dei treni elettrici, molto meno pesanti rispetto al passato. Se queste norme avevano senso cento anni fa, ora sono solo discriminatorie. Oggi, quelli che si dicono contrari all\u2019abolizione delle liste [delle professioni proibite] sono gli stessi che aggrediscono le manifestanti alle proteste dell\u20198 marzo, quelli che ritengono che le donne non siano predisposte al lavoro intellettuale\u201d.<\/p>\n<p>Per avere un\u2019idea pi\u00f9 concreta della discriminazione in atto, <strong>basta guardare i numeri<\/strong>: oggi in Kazakistan la lista delle \u201cprofessioni proibite\u201d include 219 lavori, mentre in Russia questi sono ben 456 (<a href=\"https:\/\/adcmemorial.org\/all-jobs4all-women?lang=en\">qui<\/a> trovate i dati completi). Il Codice del lavoro russo stabilisce ad esempio che le donne non possano essere assunte per guidare camion o treni della metropolitana, spegnere incendi, lavorare nella produzione di strumenti musicali, o per fare lavori come quello di carpentiere, idraulico, o minatore. Vigono poi <strong>restrizioni assurde<\/strong>, come quella che vieta alle donne di guidare autobus che trasportano pi\u00f9 di 15 passeggeri (se ne trasportano di meno, allora non c\u2019\u00e8 problema). A rendere il tutto<strong> ancora pi\u00f9 discriminatorio \u00e8 il fatto che molte delle professioni incluse nelle liste sono molto ben remunerate <\/strong>perch\u00e9 richiedono un alto livello di specializzazione \u2013 ad esempio le professioni del mare: secondo il Codice del lavoro russo, alle donne sono proibiti tutti i lavori sul ponte e in sala macchine.<\/p>\n<p>Questa discriminazione nei confronti delle donne nel mondo del lavoro viene <strong>giustificata come una \u201cpreoccupazione per la loro salute riproduttiva\u201d<\/strong>, ma in realt\u00e0 (come dichiarato anche dal Comitato dell\u2019ONU per l\u2019eliminazione della discriminazione di genere nel caso di Svetlana Medvedeva) <strong>non c\u2019\u00e8 alcuna base scientifica<\/strong> che giustifichi l\u2019esclusione delle donne da determinate professioni. Inoltre, tale preoccupazione sembra non valere nel caso degli uomini, anche se la loro salute riproduttiva potrebbe ugualmente essere messa a rischio da alcune professioni:<strong> alle donne non viene lasciata scelta, \u00e8 lo stato a decidere per loro<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La campagna \u201cAll Jobs for All Women\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Dal 2012, l\u2019organizzazione ADC Memorial (che ha sostenuto Svetlana Medvedeva nelle sue battaglie legali) si \u00e8 prefissa l\u2019obiettivo di cambiare la legislazione <strong>chiedendo l\u2019abolizione delle liste delle professioni proibite<\/strong> non solo in Russia, ma in tutti i paesi post-sovietici in cui sussiste questo tipo di discriminazione: Ucraina, Bielorussia, i cinque paesi dell\u2019Asia centrale, Azerbaigian e Moldavia.<\/p>\n<p>Lanciata in collaborazione con le organizzazioni per i diritti delle donne di questi paesi, nel giro di un paio di anni <strong>la campagna \u201cAll Jobs for All Women\u201d ha gi\u00e0 raggiunto dei risultati considerevoli<\/strong>. Ad esempio, nel 2017 la lista delle professioni proibite<strong> \u00e8 stata abolita completamente in Ucraina<\/strong>: alcune donne hanno anche gi\u00e0 cominciato a lavorare come pompieri, anche se una sfida ancora da affrontare resta quella della sensibilizzazione e dell\u2019informazione \u2013 sia tra i datori di lavoro, sia tra le donne lavoratrici. Pi\u00f9 di recente, la lista delle professioni proibite \u00e8 stata <strong>abolita anche in Uzbekistan<\/strong>.<\/p>\n<p>In Russia, il caso di Svetlana Medvedeva ha costituito un importante precedente e sembra aver posto le basi per <strong>un progressivo cambiamento a livello legislativo, cos\u00ec come dell\u2019atteggiamento <\/strong>delle \u00e9lite economiche e politiche riguardo alla questione delle professioni proibite. Ad esempio, il comitato per i trasporti della Duma di stato russa si \u00e8 recentemente <strong>espresso a favore dell\u2019abolizione del divieto per le donne di lavorare nella metro<\/strong> come conducenti e macchiniste. Anche la societ\u00e0 delle ferrovie dello stato russa e il sindacato dei lavoratori marittimi hanno criticato le liste delle professioni proibite.<\/p>\n<p>Come riconosce la stessa Stefania Kulaeva, questa presa di posizione \u00e8<strong> forse pi\u00f9 dettata da ragioni economiche<\/strong> (vietare alle donne di svolgere determinati lavori non \u00e8 \u201cconveniente\u201d in molti settori) <strong>che non dal riconoscimento della discriminazione di genere<\/strong> in quanto tale. In ogni caso, si tratta di <strong>un\u2019evoluzione positiva<\/strong> in un contesto in cui fino a pochi anni fa chi si occupava di tali problematiche era tacciato di \u201cisteria femminista\u201d, e in cui <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/96862\">l\u2019emancipazione della donna<\/a> e la piena parit\u00e0 dei diritti \u2013 anche nel mondo del lavoro \u2013 sembrano ancora lontane.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>East Journal: by Laura Luciani Dopo anni passati a studiare da ufficiale di rotta, con l\u2019obiettivo finale di diventare capitano, nel 2012 Svetlana Medvedeva, abitante della citt\u00e0 di Samara, aveva trovato il lavoro dei suoi sogni: una compagnia di navigazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[636],"tags":[208],"strategy_cases":[],"campaign":[529],"archive":[],"filter-content":[],"regions":[],"class_list":["post-20779","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-media-about-us","tag-womens-rights-en","campaign-all-jobs-for-all-women-en-news"],"acf":[],"aioseo_notices":[],"featured_image_urls_v2":{"full":"","thumbnail":"","medium":"","medium_large":"","large":"","1536x1536":"","2048x2048":"","pub-thumb":"","post-thumb":"","wcicon":"","wcsquare":"","wcsmall":"","wcstandard":"","wcbig":"","wcfixedheightsmall":"","wcfixedheightmedium":"","wcfixedheight":"","wccarouselsmall":"","wccarousel":"","wcslider":""},"post_excerpt_stackable_v2":"<p>East Journal: by Laura Luciani Dopo anni passati a studiare da ufficiale di rotta, con l\u2019obiettivo finale di diventare capitano, nel 2012 Svetlana Medvedeva, abitante della citt\u00e0 di Samara, aveva trovato il lavoro dei suoi sogni: una compagnia di navigazione privata l\u2019aveva selezionata per essere al timone di un\u2019imbarcazione commerciale. Pochi giorni dopo averle comunicato la buona notizia, la compagnia aveva per\u00f2 ritirato l\u2019offerta di lavoro, spiegando a Svetlana che la sua assunzione come timoniere avrebbe infranto l\u2019articolo 253 del Codice del lavoro della Federazione Russa e la normativa nazionale numero 162, che comprende una lista di professioni proibite (o&hellip;<\/p>\n","category_list_v2":"<a href=\"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/category\/news\/publications-about-us\/media-about-us\/\" rel=\"category tag\">Media about us<\/a>","author_info_v2":{"name":"admin3","url":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/author\/admin3\/"},"comments_num_v2":"0 comments","amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20779","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20779"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20779\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20780,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20779\/revisions\/20780"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20779"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20779"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20779"},{"taxonomy":"strategy_cases","embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/strategy_cases?post=20779"},{"taxonomy":"campaign","embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/campaign?post=20779"},{"taxonomy":"archive","embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/archive?post=20779"},{"taxonomy":"filter-content","embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/filter-content?post=20779"},{"taxonomy":"regions","embeddable":true,"href":"https:\/\/adcmemorial.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/regions?post=20779"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}